Gospel e Spirituals
La storia del Gospel e del Negro-Spiritual è da sempre legata alla schiavitù. Tra il 1790 e il 1830 circa un milione di africani furono portati al Sud degli Stati Uniti per lavorare nei campi di cotone. Alla vigilia della guerra civile, i neri d’America erano circa 4,5 milioni di persone, considerati alla stregua di servi senza alcun diritto.
Il canto accompagnava il lavoro nei campi per renderlo più sopportabile e per comunicare. Era un inno di solidarietà che si basava sulla fede. Era il Gospel. Espressione di fede profonda, di speranza appassionata di ritrovare il paese natale e la libertà perduta, ma anche codice cifrato per non farsi capire dai padroni. Passando la maggior parte della vita lavorando, le “Work-Songs” (canzoni di lavoro) divennero la principale forma d’espressione. Tra queste le più belle cominciarono ad essere utilizzate durante le celebrazioni religiose: la Messa era per i neri una festa musicale nella quale immergersi anima e corpo.
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Dalla fusione dei canti africani con la liturgia dei predicatori bianchi risultò un nuovo stile di Gospel: il Negro-Spiritual. Nella celebrazione il messaggio emesso dal prete era vivificato dalle risposte dell’assemblea col canto e la danza.
Il principio tipico del Gospel è ancora infatti quello del “call and response” (domanda e risposta): la comunità e il coro rispondono all’appello del predicatore. Da allora i canti furono sempre più accompagnati da strumenti, inizialmente percussioni e organo Hammond.
Il Gospel odierno si sviluppa all’inizio del 1900 nei ghetti neri delle metropoli americane. Ad Harlem oggi il Gospel è celebrato in innumerevoli parrocchie chiamate “street churches” (chiese di strada). In pochi posti al mondo si canta la lode di Dio con altrettanto fervore e devozione.
Alla stessa maniera, a partire da questi canti di schiavitù sono nati stili musicali intramontabili quali il Blues, il Jazz, la Soul Music e il Rock’n Roll, che è considerato erroneamente una musica creata dai bianchi. St. George Pop Choir
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